Una piccola caccia al tesoro!
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Con l'età si sente il bisogno di raccontarsi, di lasciare un testamento, ossia far sì che le cose non vadano perse. Dato che anche il civic hacking ha un'età (anche in terra italica se ne parla almeno dal 2010), molti civic hacker sono in questa fase. Si sente l'esigenza di reclutare nuove forze e, per non farli brancolare nel buio, trasmettere loro conoscenze, fallimenti e buone pratiche. Ma come si fa a rispondere alla gentrificazione* del civic hacking? Come si possono trasmettere le conoscenze, senza che questo si trasformi in una caccia al tesoro?

* la gentrificazione è un fenomeno legato all'urbanistica. Con un'estrema semplificazione significa che aree urbane abitate da classi meno abbienti vengono riqualificate per attirare persone più ricche. Per quanto riguarda il civic hacking, ne ha parlato Mark Headd in questo post (il succo è che, nel momento in cui diventi un interlocutore/trice per la Pubblica Amministrazione, rischi di venire inglobato in situazioni istituzionalizzate e questo limita la tua capacità di hackerare il processo, quindi è necessario un ricambio costante dei civic hacker).

PASSARE LE CONOSCENZE: ALCUNI STRUMENTI PER LA CACCIA AL TESORO

Memoria collettiva

Tra tutti gli strumenti a nostra disposizione è quello più fallace.
Esempio concreto? Nel 2012 Guido Romeo, Elisabetta Tola ed altri giornalisti collaborano per creare #scuolesicure, un progetto di data journalism per mappare e visualizzare la situazione di rischio sismico di 40.000  scuole italiane. Il prequel furono una serie di articoli su Wired del 2003, dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia (te lo ricordi? Ci fu un terremoto e morirono 27 alunni ed una maestra per un crollo imputabile a cause umane). #scuolesicure è uno dei primi esempi di data journalism in Italia, ma, a distanza di pochi anni, ne restano pochissime tracce. La mappa non è più visualizzabile, ci sono gli articoli su Wired (solo la parte testuale) e la memoria collettiva. Noi ce ne ricordiamo perché conosciamo i giornalisti che ci hanno lavorato, ma ci è abbastanza chiaro che, se non fossero stati contatti diretti, la storia si sarebbe persa nel mare magnum delle informazioni.
Se non ci fosse stata una narrazione online, però, probabilmente ora non ne resterebbe nulla (se non un paio di copie della rivista alla Biblioteche Centrali di Roma e Firenze).

Internet Archive

La doverosa premessa è che lasciare briciole digitali non ha senso per tutti, ma non puoi sapere se avrà senso a priori, solo a posteriori.
Internet Archive è una biblioteca non-profit di risorse in formato digitale. Oltre a 279 miliardi di pagine web, raccoglie libri, immagini, audio, video e software. Una memoria collettiva del web. Noi lo usiamo come motore di ricerca e archivio (ricordi la storia dei ponti radio dello scorso numero?), ma aiutiamo anche a popolarlo (fargli salvare un dato link è semplicissimo).
Le esperienze vanno sempre raccontate? Vanno sempre salvate? Saranno utili in futuro? Personalmente non abbiamo una risposta, però siamo contenti che esistano realtà come le Biblioteche Centrali e Internet Archive.

Documentare

Chi si occupa di programmazione lo sa bene: trovare un framework da usare o una libreria senza alcuna documentazione è praticamente inutile. D'altro canto, scrivere la documentazione è tedioso: "lì c'è il codice, guarda e arrangiati".
Trasportandolo all'ambito civic hacking, la necessità di raccontare quello che succede è ugualmente tediosa: "ma non possiamo FARE, invece di raccontare?". Il problema con questo tipo di interpretazione è proprio che le informazioni in questo modo muoiono. Il civic hacker detentore della conoscenza invecchia, si disinteressa, si dedica ad altro. Chi vorrebbe sapere, si trova a dover perdere tempo reinventando e reinterpretando i processi mentali di qualcuno che, magari, nemmeno conosce. Entrambi questi fenomeni portano a reinventare la ruota, invece di migliorarla.
Invece, ad esempio, nel caso tu voglia sperimentare con i dati del servizio EMS di Copernicus (Copernicus è il programma europeo sui dati satellitari ed EMS è la sua branchia per i dati legati alle emergenze), il punto di partenza non sarebbe il nulla, bensì questo blog post scritto da Matteo Tempestini e una repository su GitHub (senza che tu debba per forza conoscere Tempestini).

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione di Pekka Himanen, Feltrinelli Editore

Il titolo potrebbe intimorire, ma il libro scorre e si legge facilmente.
Facendo un riassunto piuttosto brutale, Himanen si concentra sul concetto di lavoro: a partire dall'etica protestante, arriva a definire il cuore del concetto del lavoro attraverso l'approccio hacker. In particolare, l'autore si concentra sulla "legge di Linus" (Linus Torvalds, il creatore del kernel del sistema operativo GNU/Linux): una persona è spinta ad agire da tre fattori (sopravvivenza, vita sociale e intrattenimento). La legge di Linus si spinge fino a dire che per esser felici nella vita, bisogna fare cose che ci permettano di rispondere a tutte e tre le esigenze sopra citate.

Dato che questo è pur sempre un numero "caccia al  tesoro", il libro è fuori catalogo: biblioteche, Libraccio o Ebay sono le uniche vie di accesso a queste informazioni.
Come sempre, però, ci sono delle briciole di pane digitali, in particolare sotto forma di recensioni o analisi. Quelle che, secondo noi, sono più utili per capire di cosa parla Himanen sono questa, curata dal gruppo Equipo, e quest'altra di un paio di studenti della facoltà del Design del Politecnico di Milano.
Insomma, attenzione alle briciole di pane e buona caccia al tesoro.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
Ps. Donata Columbro (giornalista che si occupa di strategia digitale, campagne sociali e attivismo) ci ha invitati all'Internet Festival a Pisa. La mattina del 7 ottobre saremo in un panel intitolato "Internet e cambiamento sociale", di cui trovi tutti i dettagli a questo link.

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