Parliamo di tecnologie civiche
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Cosa succede quando il civic hacking diventa permanente? Abbiamo rotto gli schemi, trovato soluzioni creative e cambiato le cose. E adesso?
Una delle risposte è il civic tech - o tecnologie civiche. Usando una definizione piuttosto ampia, si tratta di tecnologie che potenziano la relazione tra cittadini, istituzioni e imprese, con il fine ultimo di migliorare la società. Uno strumento di partecipazione? Non proprio. O meglio, non solo. Relazione non significa solo processi partecipativi, significa essere parte del processo decisionale. Significa anche essere in grado di abilitare servizi migliori, lavorando assieme (come attivisti, amministratori, cittadini, imprenditori e chi più ne ha, più ne metta). Tenere a mente che lavoriamo tutti per far andare avanti la stessa baracca è fondamentale ;).

Ps. dato che il materiale in italiano scarseggia, questo è uno di quei numeri in cui trovi anche cose dall'estero: se non sei particolarmente fluente in inglese, ci dispiace. Curiosa comunque nel programma della scuola di tecnologie civiche (che è in italiano).

A SPOT O A SISTEMA?

Scuola di tecnologie civiche

Torino, dal 24 al 26 novembre, si trasformerà nella città più interessante d'Italia, se ci si occupa di tecnologie civiche (o se ti interessa capire meglio di cosa si parla). Nata da un progetto di Consorzio TOP-IX, RENA e Fondazione Bruno Kessler, la scuola è alla sua terza edizione ed è nata nell'anno che, per Matteo, è "la fase di riflessione" all'interno del movimento del civic hacking in Italia. 
La scuola di tecnologie civiche è un laboratorio, un workshop, un momento di confronto e molto altro ancora. All'ultima edizione Matteo ha fatto da tutor e può testimoniare sulla bontà dell'iniziativa (quest'edizione, però, non aspettatevi di trovarlo in giro perché dobbiamo finire il libro).

Definiamo civic tech (in inglese)...

Nel 2015 Christopher Whitaker si è chiesto come spiegare il civic hacking ai non-tecnofili. Ha finito per scrivere un pezzo sulle tecnologie civiche, sul fatto che non sono necessariamente legate alle Amministrazioni e sul fatto che dobbiamo ripensare il nostro modo di usare certe risorse. 
Tra tutte le cose interessanti che racconta, abbiamo trovato molto utile la distinzione tra civic hacking e civic tech, o meglio la correlazione: è necessario passare da un'azione volontaria ed estemporanea alla sostenibilità, anche economica. Per far entrare a sistema le cose, "[...] you can see the pattern. The city’s been investing (read; hired smart people)".
Dieci minuti di lettura, assolutamente ben spesi.

Un bilancio dopo sette anni di civic tech a Raleigh (USA)

Jason Hibbets, civic hacker e community manager per Red Hat che vive a Raleigh, capitale della Carolina del Nord (USA), racconta l'evoluzione di sette anni di civic tech nel suo territorio. Il punto di partenza sono esperienze di civic hacking piuttosto piccole all'interno della cittadina, il punto di arrivo è la sostenibilità di azioni di civc tech dello stato federale. Come si svolge il passaggio? Aggregazione di iniziative diverse, complementari per loro natura; sinergia virtuosa con il mondo aziendale; connessione al mondo dell'opennes; ecosistema di attori e iniziative ben connesse al territorio.
Funzionerebbe in Italia? Boh, ci piace pensare di sì.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Architettura Open Source - Verso una progettazione aperta a cura di Carlo Ratti e Matthew Claudel, Einaudi

Rendere sostenibile il civic hacking significa (anche) rimetter in discussione il passato: il processo su cui il civic hacking si inserisce non è - evidentemente - così efficace. Questo presupposto teorico si può allargare fino alla struttura della città stessa.
Nel 2011 un collettivo di esperti, ricercatori e urbanisti ha pubblicato nella rivista Domus un breve saggio dedicato ad approfondire le sinergie tra l'architettura e le pratiche del movimento Open Source. Questo saggio (aperto anche a contributi esterni) è diventato un libro e una pagina Wikipedia in continua evoluzione. Il modo in cui gli edifici e gli spazi urbani vengono progettati deve trasformarsi e abbracciare (tra le altre cose) un concetto inesistente fino a poco tempo fa: le tecnologie civiche (e l'Open Source, con tutto ciò che questo implica).
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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