Internet è libera?
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Se la neve - o qualsiasi altro evento - ti bloccherà in casa la prossima settimana, ti consigliamo di passare un po' di tempo su Twitter e seguire l'hashtag #InternetFF. Si tratta dell'hashtag ufficiale scelto per l'Internet Freedom Festival di Valencia (Spagna).

Per quanto siamo convinti che la tecnologia sia solo una delle componenti del civic hacking, è innegabile che molte iniziative sono possibili principalmente grazie alla Rete, quindi anche alla tecnologia. Poter accedere ad Internet come la conosciamo oggi non è scontato. Come tutti i diritti, anche quello di poter usufruire di una Rete senza censura, sorveglianza o logiche aziendalistiche è qualcosa per cui combattere. O almeno, da tenere in considerazione. Se non ci hai mai pensato, questo weekend potrebbe essere il momento giusto!

Ps. Come avrai intuito, questo è un numero in cui ci sono anche spunti dall'estero. Di questi temi, ovviamente si parla anche in Italia (se non sai da dove cominciare, ti consigliamo di partire con Carola Frediani, Arturo Di CorintoJuanCarlos De Martin e il centro Nexa su Twitter).

Si fa presto a dire Internet libera!

Neutralità della Rete

Net neutrality - o neutralità della Rete - è un concetto piuttosto complesso che ha a che fare con banda larga, restrizioni arbitrarie, pacchetti IP, provider, centri di dati e un sacco di parolone che agli informatici piacciono tanto.
Vuoi la versione semplice? Prenditi meno di tre minuti e guarda una delle ultime pubblicità di una nota catena di fast food. Il video è in inglese, ma è abbastanza chiaro anche se non parli bene la lingua. Vari clienti entrano in un fast food, chiedono tutti lo stesso panino, alcuni lo ottengono subito, altri lo ottengono un po' alla volta, altri semplicemente non lo possono avere fino a che non è passato un tempo stabilito.
Se con l'inglese te la cavi piuttosto bene (e hai voglia di andare oltre l'idea generale), Klint Finley ha scritto un'ottima guida alla net neutrality per WIRED US.

Riserbo

Riserbo è una buffa parola desueta per privacy - il diritto ad avere una vita privata, nonostante la Rete e il fatto che accedere ai nostri dati sia relativamente semplice. Se è un argomento che ti interessa - o se hai qualcosa da dire a riguardo - e-privacy XXIII potrebbe essere il convegno che fa per te. Organizzato dal Progetto Winston Smith e da Hermes Center for Transparency and Digital Human Rights, sarà a Bologna a giugno (ma sono state aperte le call for papers in questi giorni). Secondo noi, anche fare civic hacking può aver a che fare con la privacy (ad esempio un lavoro sugli interessi economici dei candidati alle prossime elezioni). Tu che ne dici?

Onlife

"Per spiegare il concetto di Onlife, Floridi fa questo esempio: se ci trovassimo in una foresta di mangrovie, avrebbe senso chiedersi se l'acqua è salata o dolce? Se siamo convinti che questa domanda sia rilevante, non abbiamo compreso in quale luogo ci troviamo. Le mangrovie crescono in una situazione ibrida: l'acqua è allo stesso tempo sia dolce che salata. Questo significa essere nell’Onlife. Diciamolo con chiarezza: siamo in un reale ibrido, dove il digitale è solo una parte del tangibile". Matteo ha parlato di Onlife per ForumPA, riflettendo sul ruolo del cittadino nel Ventunesimo secolo. Il discorso, però, va ampliato: non possiamo pensare ad Internet senza pensare ad una dimensione mista in cui le libertà digitali - o la mancanza di esse - hanno conseguenze concrete, reali, fisiche.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Guerre di Rete di Carola Frediani, Laterza

Questo saggio del 2017 non è un'analisi sulle guerre cibernetiche (quanto suona demodé la parola cibernetico?), anzi. Si tratta di una raccolta di storie concrete su come viene utilizzata la Rete, come vengono usati i dati - personali e non - e cosa significa fare - o essere sotto - sorveglianza.
Avere una Rete libera significa essere al sicuro da attacchi, hacker e malaware? Assolutamente no. Avere una rete libera, però, significa che, oltre alle cose sopracitate, in Internet possiamo trovare Tor, gli attivisti digitali e, perché no?, i civic hacker. Senza che nessuno possa decidere per noi se è giusto o meno.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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