(Open) Data personali
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Il VRM (Vendor Relationship Management) è un vecchio pallino di Matteo. Di cosa si tratta? Con una brutale semplificazione, si tratta di una serie di strumenti che permettono ai clienti di gestire meglio la relazione con i fornitori (di beni o servizi). Risponde all'antica domanda "se io sono sempre io, perché devo reinserirli ovunque e perché i miei dati sono spezzettati dappertutto, in mano ad aziende e governi, ma non in mano mia?". Questa settimana ci infiliamo in questo discorso complesso (nel VRM si parla di produzione e gestione dei dati, di privacy, di dati personali, solo per dirne alcuni): vogliamo offrirti solo qualche spunto da cui partire, non certo una panoramica completa.

Se prima di leggere queste righe associavi "VRM" solo al rumore che fanno i bambini che giocano con le macchinine, ti consigliamo di prenderti un minuto e scorrere tra alcune slide di Matteo. Sono una risorsa di qualche anno fa (e riguardano soprattutto l'ambito della salute), ma servono a farti capire come, anche in un ambito personalissimo come la salute, in realtà ci siano delle zone di apertura.
D'altra parte, se avevi già una vaga idea di cosa fosse il VRM, ti consigliamo di spulciare il blog di Doc Searls sui server di Harvard. Come immagini, è tutto in inglese, ma potrebbe essere un pungolo per esercitare la lingua!

Che succede?

Dati aperti personali

Che relazione c'è tra Open Data e dati personali? Se l'è chiesto pure Scott Groppenbecker su Medium (il post è in inglese). Da bravo smanettone, Scott si sente in una zona sicura e misurabile grazie ai numeri. Dopo aver perso peso, si è trovato a riflettere sui dati legati al dimagrimento: chi ce li aveva? Perché? Come fare a recuperarli? In particolare, i dati di Scott erano distribuiti tra la piattaforma che ha usato per programmare i pasti, la casa produttrice del suo cellulare e l'azienda del suo smart-watch. Recuperare i dati in modo facile e veloce, ovviamente, presenta dei problemi: "I realize with this type of data, this is a sensitive subject. There are quite a few folks that would never want this type of data shared externally. That is a valid position for them to have. However, the companies can just build in a mechanism that allows users to opt into the service, understanding that just like any other data, theirs could be retrieved by malevolent means".

I dati sono miei e li gestisco io!

"Poiché l'importanza dei dati personali nella società continua ad espandersi, diventa sempre più urgente assicurarsi che le persone siano in grado di conoscere e controllare i propri dati personali, ma anche di acquisirne conoscenza personale e rivendicarne i benefici. Oggi, l'equilibrio del potere è fortemente orientato verso le organizzazioni, che da sole hanno il potere di raccogliere, scambiare e prendere decisioni basate su dati personali, mentre gli individui possono solo sperare, con molta difficoltà, di ottenere il controllo di ciò che accade con i loro dati", così si apre la dichiarazione dei principi di Mydata. Mydata è un modello di gestione dei dati personali sviluppato in Finlandia e, come avrai intuito, spiegarlo in due parole è piuttosto complesso, ma è un buon punto di partenza per una riflessione sui dati personali e la loro gestione.

Personal cloud

A proposito di Doc Searls, nel 2013 è passato in Italia (in particolare a State of the Net) per parlare dell'idea di personal cloud. Immagina di avere un portafoglio virtuale in cui metti le cose che ti servono: account, dati, password (esattamente come nella vita offline hai un contenitore in tasca per tessere, documenti d'identità, soldi e altre facezie). Il problema di fornire questi dati è che, se il portafoglio è di una grande azienda che lo controlla, suddetta grande azienda ha il controllo assoluto della tua identità digitale (e i dati da essa generata). La soluzione di Doc Searls è che ognuno dovrebbe avere uno spazio virtuale di cui è responsabile e che, per l'appunto, faccia da "gestore delle relazioni con i venditori". Uno strumento VRM. Un punto di partenza.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

La cura di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, Codice

Di Salvatore Iaconesi abbiamo parlato qualche mese fa: è un hacker che, qualche anno fa, ha avuto un tumore al cervello, diventando un paziente. Ma lui paziente non è: ad aspettare che qualcuno trovi una soluzione senza poter accedere ai dati proprio non ci sta. Assieme ad Oriana Persico, cerca - e trova - il modo per hackerare sia la malattia che le procedure ospedaliere a cui è, suo malgrado, forzato. Entrambi gli autori sostengono che questo non è un libro: è una performance Open Source, una chiamata alle armi, una metafora sulla società contemporanea. Secondo noi, è quello che succede quando qualcuno decide di cambiare le regole, decidendo di adottare un approccio VRM. Non è una lettura facile, non è un argomento semplice, non è qualcosa che richiede di essere pazienti, anzi.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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