Cosa sono le città Open Source?
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C'è davvero bisogno di un altro gruppo di parole vicino al sostantivo "città"? La risposta la lasciamo a te, dopo che avrai letto delle città Open Source.
Sgombriamo subito il campo: non si tratta di un tipo di smart city (le cosiddette città intelligenti basate, soprattutto, su un uso massiccio di tecnologia e sensoristica). Non si tratta nemmeno di una bacchetta magica che risolve tutti i problemi degli agglomerati urbati.
Semplificando, potremmo dire che è un modo di vivere la città. Un modo un po' hacker: si tratta di mettere le mani in pasta, di auto-organizzarsi e di sfruttare la tecnologia, intesa come mezzo, non come fine. Insomma, questa settimana parliamo di città Open Source, ne conosci qualcuna? Cosa ne pensi?

Non solo Raleigh, North Carolina

Onlife cittadino

"C’è stato un primo passo verso un modello in cui i governanti e gli amministratori devono capire che non potranno continuare ad ignorare i cittadini [...]. Ci troviamo di fronte a un nuovo processo di costruzione del bene pubblico e del comune, insieme allo sviluppo di un nuovo modello di spazio pubblico che abbiamo chiamato spazio senziente [...]. Possiamo verificare come l’azione fisica sia assolutamente imprescindibile e come la sfera digitale sia capace di offrire un’intorno di comunicazione e di organizzazione di tipo “aumentato”, vale a dire che va oltre le possibilità di organizzazione di qualsiasi azione prevalentemente fisica: tutto diventa decentralizzato e allo stesso tempo connesso e sincronizzato". Così conclude il suo blogpost sugli spazi urbani Domenico Di Siena. A noi, il tutto ricorda molto il discorso sull'onlife di cui abbiamo parlato qualche numero fa (a conferma del fatto che oggi spazi fisici e non sono decisamente intersecati).

Trieste Open Source

Dal 2012, a Trieste si sta lavorando per una Metatrieste: "un percorso progettuale, coadiuvato dell’istituto universitario ISIA di Firenze, che con un approccio User Center Design ha indagato l’usabilità e l’interazione della città. Attraverso la lente del dialogo (continuo) tra cittadinanza e pubblica amministrazione, si è cercato di migliorare e rendere accessibile la leggibilità e la fruizione dello spazio cittadino. Uno spazio aperto in cui fisico e digitale si fondono, questa è Metatrieste". Di nuovo fisico e virtuale si incrociano e si espandono uno nell'altro. Il blogpost di Andrea Santarossa per ForumPA ci racconta tutti i passaggi e i progetti che ne sono nati. Nel 2018 non possiamo dire se il progetto sia vivo o morto, ma è comunque un'esperienza utile di cui tenere conto. 

Sai che mi hai incuriosito?

Se questi due brevi spunti ti hanno solleticato le sinapsi, ti consigliamo di leggere il numero 6 di Urbanistica online, curato da Ilaria Vitellio. Si tratta di una nutrita raccolta (ben 220 pagine) di articoli su cosa significano i vari aspetti della città Open Source, tra software, spazi fisici e luoghi comunitari. Te lo segnaliamo perché riflettere su cosa sia una città e su che meccanismi la governino è uno dei primi passi per fare del buon civic hacking. Una riflessione teorica infarcita di esempi pratici (come l'esperienza di E tu cosa ci vedi? che racconta (anche) Matteo a partire da pagina 92).

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

The foundation for an open source city di Jason Hibbets

Raleigh, North Carolina, è uno dei primi casi studio sulle città Open Source. Jason Hibbets è uno dei civic hacker che ha lavorato sulla - o meglio con la - città per renderla più Open Source. Con la città, dicevamo, e questo significa con l'amministrazione, con altri civic hacker, con semplici cittadini, con altre comunità sul territorio. In questo libro l'autore si concentra soprattutto sull'aspetto di governance della città (meno sugli spazi fisici), ma è chiaro che la realtà della città prende vita grazie a tante azioni decisionali. Il libro è rilasciato con una licenza Creative Commons (CC-BY-SA), è in inglese e trovi tutti i formati disponibili sul sito omonimo.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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