Facciamo a pezzi l'idea che hacking=tecnologia.
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Il titolo di questa newsletter l'abbiamo preso in prestito da un pezzo che Erika ha tradotto un po' di tempo fa, in seguito ad una conversazione in cui siamo stati coinvolti la scorsa settimana. Lo scambio, con questo bravissimo ingegnere informatico, è andato più o meno così:
"Sai, la scorsa settimana stavo leggendo una rivista americana e mi sono imbattuto in un pezzo che conteneva la parola 'hack'. Subito, non riuscivo a capire cosa intendesse l'autore. L'articolo non aveva nulla a che fare con l'informatica..."
"Né con gli attacchi informatici, immagino..."
"No, infatti. Come l'hai capito?"
A questo punto abbiamo spiegato che stiamo scrivendo un libro sul civic hacking, con conseguente spiegazione di cos'è il civic hacking.
"Ah! Ma non ha a che fare con l'informatica nemmeno questo!"
Già. Questa settimana ti raccontiamo di nuovo di come l'hacking sia uno stato mentale, più che un insieme di capacità. E del fatto che non serve essere ingegneri, né informatici per fare civic hacking.

Ps. In questa newsletter parliamo anche di realtà "profit". Non ci hanno pagati per essere nominati, ma se ci volessero mandare una cornucopia di prodotti locali, di sicuro non la rimanderemo indietro.

Tre cose non tech, ma hackeranti lo stesso

Usa quello che hai

Hai presente Mila Kunis, l'attrice? Qualche mese fa ha deciso che le opinioni del vice-presidente americano sulla pianificazione familiare non erano esattamente di suo gradimento. Quindi cosa ha deciso di fare? L'ha trollato facendo donazioni a suo nome ad una fondazione che coordina i consultori americani.
Già ti vedo, mentre scuoti la testa e pensi "eh, ma lei è ricca e 'ste cose succedono solo in America...". Sbagliato! Queste cose succedono anche in Italia. Dopo una dichiarazione del ministro Fontana, Simona Melani fa più o meno quello che ha fatto Kunis negli Stati Uniti. Lo racconta bene Donata Columbro nel suo blog (e non venirci a dire che il civic hacking è tutt'altro).

Trova nuovi significati

Gli archivi sono, di solito, raccolte organizzate di materiali rari oppure originali. Questi materiali vanno conservati e difesi, affinché siano disponibili per le prossime generazioni. Non sempre chi lavora negli archivi si preoccupa di diffondere o rendere accessibile il materiale che sta nei metaforici scaffali. Ecco perché quello che ha fatto l'Accademia delle Scienze di Torino (aiutata da Synapta) è notevole; oltre ad aver digitalizzato parecchie delle opere di cui è responsabile, le ha rese consultabili da chiunque grazie ad Internet Archive. Chiunque e dovunque.
Se hai voglia di mettere il naso nell'aspetto tecnico, puoi leggere il blogpost di Synapta. Se vuoi una presentazione più umanistica, ti rimandiamo all'articolo uscito per La Stampa.

Racconta quello che scopri

Josephine Condemi, giornalista, ha scritto per Il Sole 24 Ore un articolo su monitoraggio e appalti pubblici. Niente di nuovo, no? Lei fa la giornalista, scopre una storia e la racconta. L'atto di hacking qui si può riassumere in sei parole: uscire dalla propria zona di comfort. Curiosando negli articoli che ha scritto, scopriamo che, solitamente, non si occupa né di monitoraggio né di appalti.
Questo specifico articolo cambierà il mondo? Probabilmente no. Aiuterà a diffondere l'idea che anche i cittadini possono fare qualcosa riguardo agli appalti pubblici? Probabilmente sì.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Trust in progress di RENA

Non ti far spaventare dal titolo in inglese; questo report è tutto in italiano, riguarda la situazione italiana e parla concretamente della società italiana. RENA ha fatto questa ricerca mettendo insieme più di 200 interviste a persone che stanno materialmente aiutando a ricostruire la fiducia "come territorio di congiunzione, dunque, qualità impalpabile della relazione tra le parti". Un esperimento, un racconto, una meta-creazione di fiducia.
Se ancora non ti abbiamo convinto a scaricarlo, gli autori hanno scritto un blogpost di presentazione che ti risolverà ogni dubbio.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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Questa mail ti arriva perché ti interessa restare aggiornata/o sulla situazione del civic hacking in Italia (e qualche occasionale spunto dall'estero). La newsletter è curata da Erika Marconato e Matteo Brunati (stiamo anche lavorando ad un libro per raccontare il civic hacking in Italia).
 
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