Nella tana del Bianconiglio!
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Prima di cominciare, una nota seria: nel corso della settimana scorsa, Stefano Quintarelli, ex parlamentare, ha scritto su Twitter che è alla ricerca di civic hacker che collaborino con lui. Non ne sappiamo molto di più, ma puoi leggere il tweet per vedere come candidarti, se ti interessa.

Detto questo, passiamo al cuore della questione di questa settimana. Agosto si avvicina e, nonostante il clima politico, siamo tutti più inclini alla leggerezza, compresi noi. Quindi, dopo averti dato cose da imparare, eventi da seguire e un'idea di cosa fare con un prototipo, questo numero vogliamo parlarti di cosa fare quando il prototipo proprio non va e l'unica soluzione sembra sbattere violentemente la testa sul tavolo (chissà che riusciamo ad evitarti un trauma cranico con un sorriso). I fallimenti sono parte del processo creativo, le idee bizzarre sono parte del processo creativo, la frustrazione è parte del processo creativo. Ma, tutto questo non dovrebbe fermarti, anzi.

Ps. Quasi tutti i link di questa settimana sono in inglese, ma speriamo che questo non ti escluda dal goderne.

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Perché dovresti costruire qualcosa di imperfetto

Simone Giertz è un'inventrice svedese specializzata in robot. Indossa con orgoglio il titolo di "queen of shitty robots", ossia regina dei robot di m...a. Che senso ha costruire un robot se non è perfetto? In questa presentazione TED, Simone risponde a questa domanda. Spoiler: è il presupposto ad essere sbagliato, non il robot. Il robot è perfetto in quello che fa, solo che non fa quello che ci si aspetta.
Allentare la pressione di arrivare ad un risultato perfetto può aiutarti a continuare a lavorare. Ti consigliamo anche di vedere anche quest'altra presentazione per XOXO Festival in cui Simone spiega come, a volte, le nostre idee sono più rivoluzionarie di quello che speriamo.
Dopodiché, se senti l'esigenza di perderti in una profonda tana di coniglio che ti faccia sentire come Alice, Simone Giertz ha un canale YouTube da cui puoi partire (e facci sapere dove arrivi).

Idee che non servono a nessuno

Questo sito si chiama letteralmente "Stupido hackathon!". Si tratta di una raccolta di idee - e conseguenti sviluppi - che non servono a nulla, non hanno alcuna utilità pratica nè alcuna pretesa. Si va dal bot su Twitter, alimentato da un sistema di machine learning con lo scopo di descrivere e interpretare la pornografia, all'app per ipocondriaci, che ti diagnostica la peggiore malattia che può essere associata ai tuoi sintomi. Pratici? Assolutamente no. Divertenti? Assolutamente sì. Inutili? Assolutamente no! Oltre a distrarti dall'invitante tavolo su cui la tua fronte si vuole spiaccicare, lavorare su qualcosa che dà risultati (per quanto inutile) cambia la chimica del tuo cervello. Poi, se proprio devi procrastinare, tanto vale che sia con qualcosa di divertente.

Problemi specifici

Giunti a questo punto, dobbiamo affrontare il metaforico pachiderma nella stanza: forse il tuo lavoro si è bloccato perché non affronti un problema abbastanza concreto. I probemi non sono tutti uguali. Per il Bianconiglio essere in ritardo è un grosso problema, per Alice non lo è per nulla.
Se non hai mai avuto figli, difficilmente ti verrà in mente di lavorare sui tiralatte (e ora non essere sessista e liquidare con un 'pfff' il discorso), ma a qualcuno il problema è sembrato sufficientemente urgente da lavorarci. Confidiamo che tu capisca qual è il punto di un hackathon del genere, indipendentemente dal tuo sesso o dal tuo essere genitore o meno.
Altro esempio di hackathon inusuali? Gli Zoohackathon, sessioni di coding, ospitate in genere dagli zoo, per fermare il traffico di animali selvatici. Il codice, in sé, non ha l'obbiettivo di prendere i trafficanti, né di localizzarli, però migliora il lavoro di chi combatte questi criminali (i vincitori dell'edizione 2017 hanno creato un automatismo per riconoscere gli elefanti dalle persone tra le foto di una trappola fotografica).

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Elementare, cowboy di Steve Hockensmith, CasaSirio Editore

Cosa c'è di più bizzarro di una coppia di cowboy detective del vecchio West appassionati di Sherlock Holmes? Questo romanzo del 2016 racconta proprio di Old Red e Big Red, due cowboy investigatori che si trovano, loro malgrado, coinvolti in un intreccio di omicidi, vendette e un sacco di polvere. Erika l'ha recensito per Il Colophon, nel caso tu senta l'esigenza di saperne qualcosa di più.
Anche la casa editrice è speciale: di definiscono pop, curano moltissimo le edizioni di quello che pubblicano, hanno una comunicazione online divertente e fresca e un gatto come logo (che ormai si sa che i gatti hanno conquistato l'Internet).
Se proprio quello che stai facendo ti frustra, questo è uno di quei libri che ti porta lontano, ma, appena lo finisci, rimettiti a lavorare! E se ti aspettavi Alice nel paese delle meraviglie, te ne farai una ragione, ma nel frattempo la digitalizzazione del manoscritto conservato alla British Library è spettacolare.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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