Ha senso partecipare ai convegni?
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Oggi ci allontaniamo dall'argomento principe di questa newsletter (il civic hacking) per riflettere su un aspetto laterale della questione. Quando un argomento comincia a diffondersi - e sei la persona considerata esperta -, probabilmente comincerai a trovarti nella mail vari inviti a presentare quello che sai.

Per noi, accettare questi inviti passa attraverso un confronto serrato, in cui uno fa l'avvocato del diavolo e l'altro la difesa. Ci chiediamo cose come: abbiamo qualcosa da portare alla conversazione? Sarà una conversazione? Chi ci ha invitato? C'è qualcun altro? Sappiamo con chi saremo al tavolo? Abbiamo davvero un motivo per andare?

Dopodiché cominciano le indagini pratiche (con domande tipo le spese sono coperte, siamo liberi da impegni e possiamo dedicarci davvero del tempo).

Il processo è frutto di una scelta: partecipiamo a pochi convegni e ci interessa prendere parte a conversazioni che reputiamo interessanti, sia online che offline. Nonostante questo, a volte, gli eventi restano chiusi tra quattro mura e le conversazioni muoiono appena le parole vengono pronunciate. Quindi oggi ti chiediamo, ha senso partecipare ai convegni sempre e comunque?

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Sà, sà, prova!

Convegnite...

"Siamo tutti ammalati di convegnite. Era lecito pensare che in una situazione di crisi economica prolungata e di futuro quanto mai incerto il flusso dei convegni rallentasse, che ci fosse addirittura uno stop. E invece no. Il terziario debole delle adunate a inviti non demorde, reclama e ottiene la sua parte. Anche se non dispongo di statistiche precise ho la sensazione infatti che il numero degli eventi, delle tavole rotonde, dei workshop, dei seminari e quant'altro, sia addirittura in aumento". Dario di Vico in questo articolo per il Corriere della sera azzecca svariate criticità dei convegni: dalla sovrabbondanza degli eventi alla corrispondente sovrabbondanza di relatori invitati.
Un fiume di parole che, spesso, resta ingabbiato tra microfoni e sedie, senza coinvolgere davvero nessuno, né da un lato dei tavoli, né dall'altro.

Non parliamo per nessuno

Il problema delle conversazioni a senso unico non riguarda solo gli eventi e non è nemmeno esclusiva dei tecno-entusiasti. "Siamo entusiasti ma parliamo difficile, soprattutto tendiamo a parlarci solo tra noi. Pochi sono (siamo?) quelli che provano a spiegare, parlando come si mangia, le cose di Internet" dice Caterina Policaro nel suo blog in una conversazione pubblica con Mariangela Galatea Vaglio che, dal canto suo, ci avverte di un'altra sfaccettatura. "Certo, il linguaggio è complicato e spesso da parte di alcuni un minimo di autocompiacimento nell’usare termini astrusi c’è. Ma secondo me è un falso problema, quello del linguaggio settoriale. Quando mi capita di leggere la cronaca di un incontro sportivo sulla Gazzetta ci capisco una cippa, perché usano a mani basse termini tecnici e danno per scontato informazioni che io non so. Eppure la Gazzetta è il più letto giornale italiano. Dunque, se una cosa diventa “di massa” il linguaggio tecnico non rappresenta più un problema: lo capiscono tutti, anche i più zucconi, diventa patrimonio condiviso" leggiamo nel suo blog. Una conversazione che ha senso ora, come allora.

Convegni o conversazioni?

Una cosa che mettiamo sempre sul piatto della bilancia che decide se parteciperemo ad un evento è: parteciperemo a una conversazione o faremo un monologo?
Ecco perché Erika ha raccolto tutti i materiali dell'ultimo evento a cui abbiamo partecipato. "Per evitare che la cosa resti confinata alle aule del palazzo fiorentino in cui si è tenuto il convegno, pubblico qui i materiali e le registrazioni della giornata. Pur essendoci stato un confronto serrato con Matteo Brunati, lui non c’era fisicamente, quindi c’è solo la mia voce/faccia. Ho aggiunto anche alcune precisazioni e alcune risposte che mi erano rimaste sulla punta della lingua, sperando di rendere la conversazione un pochino più fluida di quanto accada con le domande alla fine degli interventi". Con tutti gli altri blogpost sul civic hacking, trovi anche questo nella nostra pubblicazione su Medium.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Cluetrain Manifesto di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger

Lo sappiamo: una risorsa di quasi vent'anni fa, cosa ci sarà di ancora valido? In realtà, moltissimo (e ti invitiamo a verificare in autonomia sfruttando la traduzione di Luisa Carrada). "Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale" e - aggiungiamo noi - di qualsiasi monologo mascherato da conversazione di alcuni convegni.
Dato che è una lettura abbastanza veloce (anche se per assimilare tutte le tesi ci vogliono anni), sfruttiamo questo spazio per segnalarti anche le Nuove Tesi del 2015. "Sono passati sedici anni dalle 95 tesi del Cluetrain Manifesto di Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger. Cos’è successo lungo questo interminabile (per Internet) arco di tempo?", si chiedono i traduttori delle Nuovi Tesi. La cosa che non è cambiata è la posizione centrale delle conversazioni, non solo nei mercati che di quelli ci interessa poco. 
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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