Cosa significa per la PA essere una piattaforma abilitante?
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Hai visto che Roma si sta riempendo di gappisti? Se non sai di cosa stiamo parlando, ti consigliamo di leggere l'articolo del Guardian oppure quello a firma di Sonia Montrella per AGI. Facendo un riassunto brutale: ci sono cittadini e cittadine che stanno riempiendo le buche - e facendo altri servizi civici - urlando a gran voce, metaforicamente s'intende, "Cara Amministrazione, questa è anche la mia città!". Se, da una parte, questi pirati - e piratesse - civici stanno facendo una cosa nobile e ammirabile, dall'altra stanno sottolineando un'enorme mancanza dell'Amministrazione capitolina: si stanno sostituendo a chi dovrebbe prendersi cura della città dimostrando che 1) la cosa pubblica non è di tutti (ossia le Amministrazioni non amministrano) e 2) nel comune romano ancora non è passata l'idea di Amministrazione come piattaforma.
Tutto questo panegirico per dirti che, questa settimana, parliamo di relazioni tra PA e cittadini. In particolare, vogliamo lanciare qualche spunto per rispondere alla domanda: ma cos'è davvero una PA abilitante?

In questi anni abbiamo imparato che...

... le Amministrazioni devono ripensare il proprio ruolo...

Come dimostrano i gappisti, ci sono un sacco di persone che vogliono avere un dialogo proficuo con le varie Amministrazioni Pubbliche, anche se quello che vogliono fare concretamente è "solo" prendersi cura delle cose di tutti. Se lavori nel settore pubblico, ti sembrerà tutto piuttosto confuso. Hai ragione! Esattamente come le relazioni interpersonali, anche quelle con chi fa civic hacking possono essere collaborazioni difficili, ma non devono esserlo per forza. Qualche settimana fa, Erika ha fatto un'analisi teorica dell'esperienza della Biblioteca Comunale di Trento da cui ha estrapolato un (quasi) decalogo da cui partire. L'esperienza è raccontata da una dipendente pubblica, che è anche una civic hacker: "Eusebia, giustamente, si concentra su aspetti molto pratici del diventare 'abilitatori': parla di una biblioteca antica, che lavora anche come archivio, del capoluogo di una regione a statuto speciale. Ciononostante, non è difficile estrarre delle indicazioni generali, applicabili anche ad altre Amministrazioni". Sia che lavori in un'altra biblioteca, sia che lavori in un qualsiasi ufficio pubblico, ci sono cose in quel post che devi sapere (e se fai civic hacking e hai ancora un po' di voglia di parlare con gli amministratori del posto in cui vivi, inoltra il link del post e vedi se riesci a far partire una conversazione).

...dobbiamo lavorare insieme...

Sai qual è stato il nostro primo contatto con il civic hacking? Gli Open Data, dieci anni fa. Dopo una decade, ci troviamo spesso a chiederci: e adesso? Non siamo i soli, infatti Morena Ragone ha scritto un blogpost per FPA in cui tenta di rispondere esattamente allo stesso quesito. "Innanzitutto, serve ritrovare energia e motivazione [...]. Nessun percorso è pensabile senza sviluppare sinergie: sinergie che ci aiutino, tra l’altro, a disegnare una nuova modalità, che riavvicini a tutti noi – attivisti, funzionari, dirigenti, studenti, appassionati, in luoghi istituzionali e non [...]. Per farlo, servirà provare (Yoda, Yoda) a lavorare in un’unica direzione, trovare un orizzonte comune: non solo un insieme di persone, ma azioni coordinate con una visione progettuale e prospettica che sfugga – per forza di cose – da vessilli di bandiera, sia pure solo ideologica". Non esiste un noi e un loro, non se vogliamo davvero essere efficaci.

... è ora di smettere di prendersi in giro, da ambo le parti!

"In uno dei primi esperimenti di consultazione pubblica a livello nazionale promosso nel nostro Paese hanno partecipato Napoleone e Nonna Papera.
[...] Quale configurazione dovrebbero assumere le relazioni tra istituzioni e individui al fine di creare terreno fertile per l’e-democracy, e le consultazioni pubbliche in particolare? Quali dinamiche potrebbero ridurre i vincoli strutturali al minimo, al fine di stimolare l’agire individuale e collettivo? Un modello in tal senso è offerto dal 'governo 2.0' (O’Reilly, 2009), che pone il cittadino al centro e lo stimola ad agire per il bene comune. Il governo 2.0 crea opportunità che sta al cittadino sfruttare: si tratta di un’amministrazione pubblica 'malleabile', che fornisce strumenti e infrastrutture leggere e accesso alle informazioni in mano allo Stato, lasciando libertà d’iniziativa al cittadino. [...] Tale configurazione richiede un cambiamento di prospettiva da parte delle istituzioni, ma si alimenta anche di cittadini che reclamano una maggiore partecipazione e trasparenza". Stefania Milan nei Quaderni dell'Internet italiano del 2014 analizza dal punto di vista sociologico cosa vuol dire abilitare la partecipazione. Non è uno scherzo, anzi, è uno sforzo enorme per tutte le parti in causa, ma la posta in gioco è troppo alta per mettere la testa nella sabbia.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

#Luminol di Mafe De Baggis, Hoepli

Di questo saggio ci è piaciuto tutto: le illustrazioni, i testi, la nostalgia. Se proprio dobbiamo scegliere le nostre pagine preferite, quelle che calzano a pennello con questa newsletter, dobbiamo per forza scegliere la sezione Imparami l'Internet. In più, Mafe parla di civic hacking senza nominarlo quando analizza le "sette virtù rivelate da Internet" nell'ultimo capitolo del volume. L'autrice in tutto il libro sostiene una tesi fondamentale: i media digitali funzionano come la polverina per prendere le impronte che usa la polizia. Sfatiamo il mito che la Rete crei dinamiche uniche e inaspettate. Come tutti gli strumenti, ci troviamo di fronte a qualcosa che è aperto a molteplici usi e non contiene in sé una comunicazione pre-determinata.
Cosa c'entra questo con le Pubbliche Amministrazioni che vogliono diventare piattaforme abilitanti o con i civic hacker? 
Tutto o niente, lo lasciamo decidere a te, però, magari grazie anche a questo libro, non ti farai incantare dal prossimo specchietto scintillante dal nome roboante che ti capita tra i piedi.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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