Fidarsi è bene...
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Per le prossime settimane queste newsletter (e questi curatori di newsletter) si prendono un po' di ferie: torniamo il 31 agosto.

Per quanto riguarda questo numero, non vogliamo lasciarti tutto agosto senza qualcosa di piuttosto concreto su cui riflettere. Quindi, oggi cerchiamo di rispondere alla domanda: che relazione c'è tra istituzioni/governo e fiducia? Prima di tutto un dato: circa un terzo degli italiani - stando a quanto dice Statista - non ha nemmeno un po' di fiducia nelle istituzioni. Stando al Eldman Trust Barometer la situazione è un po' più complicata a seconda del grado di informazione delle persone intervistate. Comunque sia, la fiducia è una parte importante del lavoro del civic hacker, come la sfiducia (d'altra parte, se tutto va bene, quale spinta abbiamo per rimboccarci le maniche?).

Non ti annoiamo con ulteriori parole e ti lasciamo ai link che abbiamo scelto per te questa settimana. Ci ritroviamo a fine agosto!

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Diamo credito, esprimiamo un sentimento

Input? Output?

Partiamo con una traduzione di Erika che concentra l'attenzione proprio su tecnologie civiche e fiducia. Il primo problema potrebbe sembrare la distinzione tra fiducia come risultato (ossia output di qualcosa che è stato fatto) o prerequisito (ossia input, elemento fondamentale per far funzionare il civic hacking e il civic tech). Invece...
"Stiamo parlando di fiducia come se tutti concordassero su cos'è, ma non serve andare molto a fondo per capire che non è così. Fiumi d'inchiostro sono stati spesi per cercare di capire la fiducia. Una sintesi narrativa ha raccolto 16 definizioni diverse usate dagli studiosi (Petts, 2008: 823).
Comunque, ci sono delle distinzioni comuni. In generale, i ricercatori distinguono tra fiducia interpersonale - basata sull'interazione - e fiducia di sistema - basata sulle istituzioni. Ci sono molte più ricerche sulla prima che sulla seconda (Bachmann et al., 2015), sebbene la maggior parte della ricerca interpersonale non abbia una componente di governance. Anche contesti istituzionali altrove considerati prominenti, come gli approcci deliberativi e partecipativi ai processi decisionali governativi, sono significativamente meno oggetto di ricerca rispetto all'attenzione dedicata alla fiducia nelle comunità e nei mercati."
Insomma, una lettura complessa (e questo blogpost è solo il punto di ingresso per una serie di letture estive - le abbiamo elencate in calce alla traduzione).

OGP, di nuovo

"Si è concluso lo scorso 31 maggio il Summit dell’Open Government Partnership 2019, ospitato dal governo canadese con la partecipazione di oltre 2.000 delegati di governi, autorità e associazioni provenienti da ogni parte del mondo.
[...] Per l’Italia eravamo presenti noi [Transparency International Italia, N.d.R.] e Riparte il Futuro. Si registra però la totale assenza di rappresentanti istituzionali, un vuoto che certo non è passato inosservato, anche in virtù del fatto che l’Italia ha un posto nello steering committee dell’organizzazione. Un’occasione persa per far valere a livello internazionale la posizione del nostro Paese, oltre che per imparare e scambiarsi esperienze e buone pratiche con altri governi. I tre giorni di lavori hanno di fatto delineato alcune direttrici fondamentali che prenderanno corpo nei prossimi anni nel settore della trasparenza e della partecipazione" ci racconta Transparency International Italia in un blogpost. Perché parlare ancora di questo Summit? Al contrario delle altre edizioni, quella canadese è stata meno fiduciosa del solito. Su Twitter abbiamo letto di open-washing da parte di Trudeau (se non hai idea di cosa sia l'open-washing, ne abbiamo parlato su Medium), ma anche altre cose preoccupanti su trasparenza e corruzione. Un segnale chiaro sul fatto che dovremmo fare tutti di più.

Farsi due domande

Una delle cose che aumenta la fiducia, sia nelle relazioni interpersonali che nelle relazioni con le istituzioni, è la possibilità di ricevere risposte. Ci hai mai pensato?
Openpolis (e un sacco di altre realtà) sì.
Ad esempio, cosa sappiamo dei patrimoni dei parlamentari?
"A metà aprile sono stati resi disponibili sui siti di camera e senato le dichiarazioni patrimoniali dei senatori, deputati e membri del governo. Informazioni che oramai dal 2014 devono essere rese disponibili obbligatoriamente, per dare la possibilità a tutti i cittadini di conoscere redditi e proprietà della classe politica.
Quanto pubblicato ci permette però di sottolineare per l’ennesima volta uno dei mali ricorrenti delle operazioni di trasparenza del nostro paese: informazioni illeggibili e inutilizzabili. I documenti infatti vengono resi disponibili attraverso la pubblicazione di fogli compilati a mano, rendendoli di difficile comprensione, e poi scansionati digitalmente, con una qualità al limite dell’accettabile. Questo rende l’operazione di 'apertura' quasi controproducente, non essendo forniti dati che possono essere riutilizzati e quindi analizzati pienamente. Un’operazione che confonde fortemente il concetto di trasparenza, con quello di comunicazione."

E di quanto viene speso per la propaganda politica sui social? A seguito delle iniziative europee sulla disinformazione online, "i 3 principali attori (Facebook, Google e Twitter) hanno messo online degli archivi delle inserzioni politiche. [...] Attraverso l’analisi dei dati messi a disposizione però possiamo iniziare a quantificare la portata del fenomeno. Sottolineiamo che nessun partito italiano, o candidato, ha eseguito ufficialmente la procedura di accreditamento per effettuare inserzioni su Twitter. [...] €660.669 spesi su Facebook e Google dai principali partiti e candidati alle europee 2019.
Abbiamo quindi analizzato le inserzioni su Facebook e Google dei profili ufficiali dei principali partiti italiani (Lega, Movimento 5 stelle, Partito democratico, Forza Italia, Fratelli d’Italia e +Europa), dei loro leader nazionali e dei loro candidati capolista. Da marzo al giorno del voto sono stati spesi oltre €660 mila euro: 568 su Facebook e 92 su Google."

Ora che lo sai, come va la tua fiducia?

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Vita di Pi di Yann Martel, Piemme

Cosa ci fanno un sedicenne e una tigre su una barchetta in mezzo al mare? E, soprattutto, si fidano uno dell'altra?
La risposta alla prima domanda è questo romanzo (che trovi anche in formato epub). La risposta alla seconda è dipende. Dividere con un felino affamato una barca di appena sei metri è faticoso, specie se suddetto felino si è già pappato gli altri compagni di viaggio (che si tratti di una zebra, un orango e una iena non fa certo differenza). Anche dividere suddetta barca con un umano piccolo e mingherlino che pretende di addestrarti non è proprio adatto ai tuoi istinti naturali.
Pi ci racconta della sua vita pre, durante e post Richard Parker, la tigre del Bengala con cui ha attraversato mezzo mondo, ma, soprattutto ci racconta di come si costruisce la fiducia interpersonale (che, stando ad alcune delle cose che abbiamo citato oggi, è solo una forma più forte di quella nei confronti delle istituzioni). Inter-personale perché forse Richard Parker non è poi così lontano dall'essere una persona. Sta al lettore decidere, in fondo.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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