Una decade?
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Di Open Data in questa newsletter parliamo abbastanza spesso (l'ultima volta abbiamo parlato di treni e dati) perché sono stati la nostra porta nel mondo del civic hacking. Matteo - da bravo nerdone - è più affascinato dagli aspetti squisitamente tecnici, Erika da quello che con i dati si può fare. Una cosa di cui ci rendiamo conto poco è quanto i dati e i movimenti attorno agli Open Data siano relativamente giovani: se fossero un piccolo umano, non sarebbero neanche grandi abbastanza da andare alle scuole medie. Ti concediamo che gli anni sugli umani hanno un impatto diverso che sulla tecnologia, quindi un'idea di dieci anni fa è spesso più che normale oggi (pensa a quanto sono normali i social network oggi, quando solo agli inizi del 2008 Facebook era ancora semi-sconosciuto in Italia). Nonostante questo, per gli Open Data il destino è un po' diverso: ancora oggi sembra che siano un di più e, secondo noi, c'è una certa difficoltà a farli entrare a sistema.
Questa settimana abbiamo raccolto un po' di risorse che guardano ai dati e alla decade appena passata, così alla fine ci potrai dire se la nostra percezione è giusta o no.

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Gli Open Data sono quasi pronti per andare alle medie

Gli Anni Dieci saranno quelli degli Open Data

Qualche settimana fa, Maurizio Napolitano (@napo) ha lanciato questo messaggio nella mailing list di Spaghetti Open Data:
"Sono passati 10 anni da quando Obama ha lanciato il suo memorandum dove la parola 'open data'[1] è stata sdoganata da settori di nicchia (qui cito il mondo GIS e, in particolare, OpenStreetMap[2]), anche se era una richiesta di poco prima di dell'inizio del secolo scorso [3].
Lo sdoganamento ha fatto si che fossero le pubbliche amministrazione ne parlassero e così, nel 2010 è nato il portale piemontese [4] e dopo un anno quello nazionale [5].
Anche se, Spaghetti Open Data, nasceva nel settembre 2010. Pertanto possiamo dire che in Italia sono quasi 10 anni. In questi anni questo spazio ha avuto dei momenti di crescita impressionante, con un traffico di email a volte esagerato. Ora è diventato sempre più lento fino a quasi scomparire. Sappiamo però che ci siamo ancora tutti e, tanti, sono ancora in trincea sul tema. Io ho un paio di domande da rivolgere alle persone che ancora in Italia credono negli opendata. [...] Chiedo quindi a chi frequenta(va) questa mailing list di fare delle considerazioni su questi (quasi) 10 anni di open data.
Ragionando su:
- quale è lo stato attuale
- quali sono le storie di successo con ricaduta nazionali
- quali sono ancora gli ostacoli attuali
- quanto ancora c'è da fare
- cosa è realmente migliorato."
Ne è nato uno scambio non molto ampio, ma parecchio interessante e che vale la pena recuperare e monitorare.

Beni, pubblici, comuni, digitali?

After Futuri Digitali è una manifestazione triennale organizzata in Emilia Romagna per "la diffusione della cultura digitale che porta in scena la trasformazione digitale della società contemporanea[...],'usando' le città emiliano-romagnole come laboratorio temporaneo diffuso, attraverso conferenze, lezioni magistrali, workshop, demo e circuiti off [...]. Tra i temi che verranno approfonditi: l’educazione al digitale per studenti, cittadini, lavoratori, lo smartworking, i big data, l’innovazione urbana, l’amministrazione condivisa dei beni comuni digitali, perché il digitale deve migliorare la vita delle persone, delle comunità e delle città". Anche se è un evento concluso, te ne vogliamo parlare per uno scambio piuttosto interessante che c'è stato su Twitter. Il nocciolo della questione che, come sempre, ti consigliamo di leggere in originale, riguarda i dati. Gli Open Data sono beni pubblici o comuni?

Misuriamo l'impatto dei dati

La scorsa settimana abbiamo rivisto Giovanni Pirrotta  e gli abbiamo detto che in questa newsletter lo citiamo spesso e volentieri. Giovanni - fra le altre cose - è un civic hacker piuttosto creativo, ma ha anche uno sguardo piuttosto lucido sulle politiche di gestione delle informazioni. A conferma di quanto ti abbiamo appena detto, ti suggeriamo la lettura di uno degli ultimi post di Giovanni Di dati aperti, indicatori e pubbliche amministrazioni. Il post è un po' lungo, ma oltre a presentare un problema evidente, propone anche una soluzione interessante.
"Non sto dicendo che l’Italia non abbia intrapreso nel corso degli anni iniziative mirate a valorizzare il patrimonio informativo della pubblica amministrazione. Non dico questo. E non voglio entrare neanche nel merito di ogni singolo indicatore del report europeo perché non posseggo informazioni sufficienti per verificarli.
Dico solo che a me sembra esserci un disallineamento tra quanto riportato nel report dalla Commissione e il paese reale. [...] E mentre il report dipinge l’Italia, insieme ad altri 4, un paese leader sugli opendata, io, sinceramente, non me ne sono mai accorto. Il report pone l’attenzione su aspetti sicuramente interessanti ma sono altre le informazioni che vorrei conoscere sullo stato degli open data in Italia, informazioni che non ritrovo né sul report né in altri posti. Tipo:
Chi pubblica opendata in Italia? Come e con che frequenza? Quali tipi di dati sono pubblicati? Qual è la qualità dei dati pubblicati? Con che licenze? Esistono delle differenze territoriali in Italia sulla disponibilità di dati aperti? E se sì, perché?
Mi piacerebbe capire come si muove il fenomeno opendata in Italia, un feedback a livello nazionale in grado di misurare l’efficacia delle azioni politiche intraprese, un trend reale che mi consenta di sapere se stiamo andando nella giusta direzione. Perché il report europeo, da solo, non mi dice molto purtroppo.
[...] Per poter monitorare il grado di maturità degli opendata a livello nazionale e rilevare lo stato di avanzamento delle politiche sui dati aperti, secondo me, si dovrebbe partire dalle seguenti domande:
- qual è la copertura a livello nazionale di dati aperti da parte delle pubbliche amministrazioni? E la copertura regionale? E la copertura provinciale?
 - quali sono le pubbliche amministrazioni che hanno rilasciato dati aperti? Con che licenza? In che formato?
L’obiettivo da raggiungere è fotografare, nel miglior modo possibile, il fenomeno opendata [...]. È necessario misurare l’esistente se no è vano ogni tentativo di ottimizzazione".

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

The State of Open Data: Histories and Horizons di Tim Davies, Stephen B. Walker, Mor Rubinstein e Fernando Perini; African Minds, IDRC

Questo è uno di quei saggi che ti consigliamo senza averlo davvero letto. L'abbiamo messo entrambi nell'e-reader, ma ancora non abbiamo avuto il giusto tempo da dedicarci, quindi perdonaci se ti diamo solo la traduzione della quarta di copertina (che, originariamente, è in inglese come il resto del libro).
"Nella decade in cui gli Open Data hanno fatto il loro debutto mondiale, migliaia di programmi e progetti in tutto il mondo hanno lavorato per l'apertura dei dati e per il loro utilizzo nell'affrontare una moltitudine di sfide sociali ed economiche. Nel frattempo, i problemi relativi ai diritti digitali e alla privacy si sono spostati al centro del discorso pubblico e politico.

Mentre il movimento attorno agli Open Data sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione, rimangono ancora aperte le questioni sulla necessità di affrontare problemi reali e sull'inclusione della mentalità Open Data in comunità di pratica esistenti o emergenti. Come possono rispondere le iniziative Open Data alle preoccupazioni crescenti su privacy, inclusione sociale e intelligenza artificiale? E cosa possiamo imparare dell'ultima decade, in modo da avere un impatto maggiore dove serve? The State of Open Data riunisce più di 60 autori internazionali per affrontare queste problematiche e analizzare i progressi fatti fino ad ora, svelando i problemi che daranno forma al futuro degli Open Data negli anni futuri."
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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