La PA non è (ancora) morta
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La Pubblica Amministrazione è un mondo enorme che non esploriamo né con frequenza né con piacere. Siamo convinti che parte di fare civic hacking è creare una qualche forma di relazione con il settore pubblico, nonostante le difficoltà oggettive che questo comporta. Gli strumenti partecipativi sono poco efficaci, le innovazioni rimbalzano su un muro di gomma e gli esperimenti che funzionano muoiono per mancanza di impegno e visione da parte delle alte sfere. Per chi fa civic hacking, più ci si allontana dalla dimensione locale più sembra difficile avere un impatto. A dispetto di questo, lo Stivale è la terra dei casi studio e delle buone pratiche: piccole sacche di resistenza che dimostrano che non è tutto nero, ma la luce passa.

Insomma, è complicato, ma dove si aprono degli spiragli è il posto in cui bisogna stare. Dimentichiamoci di quanto più veloce vorremmo che fosse la macchina pubblica e concentriamoci su alcune cose che (forse) possono cambiare.

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Passato, presente e (magari) futuro

Cose che chiudono

"Il 31 dicembre 2019 si è conclusa l’attività del nostro Team, pertanto questo account non fornirà più aggiornamenti" si trova scritto nel profilo Twitter del Team per la Trasformazione Digitale. Nel sito si legge che i "progetti di trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione passano in gestione al Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, attraverso il Dipartimento per la trasformazione digitale e la società PagoPA S.p.A". Il lavoro del Team è stato, quindi, in qualche modo accorpato ad altri enti, perdendo la sua dimensione di altro, speciale o straordinario che lo ha accompagnato nel suo percorso. Insomma, sembra essere in qualche modo entrato a sistema. Oltre all'archivio di idee e buone pratiche che ci sono state lasciate (almeno fino a che resteranno a disposizione il blog su Medium e forum.italia.it), speriamo vivamente che alcune delle spore si diffondano nel sistema burocratico del Paese (ad esempio, l'apertura al dialogo tramite strumenti realmente monitorati). Teniamo le dita incrociate!

Contribuire?

A proposito di canali monitorati... Il Ministero dell'Innovazione ha lanciato in pompa magna Italia 2025 "un piano d’azione che definisce gli obiettivi e le azioni per l’innovazione e la trasformazione digitale del Paese per i prossimi 5 anni. Il documento individua tre aree di intervento: una Società digitale, in cui cittadini e imprese utilizzano servizi digitali efficienti della Pubblica Amministrazione in modo semplice e sistematico; un Paese innovativo, capace di favorire la progettazione e l’applicazione di nuove tecnologie nel tessuto produttivo e la crescita di settori tecnologici come la robotica, la mobilità del futuro, l’intelligenza artificiale, la cyber security; uno Sviluppo inclusivo e sostenibile, che non lasci indietro nessuno, ma garantisca a tutti pari opportunità di partecipare alla vita di una società digitale, basata sulla trasparenza e su un corretto utilizzo delle tecnologie" (la consultazione è aperta fino al 30 aprile). Il nostro scetticismo sui processi di partecipazione è noto e anche questo sembra partito con il piede sbagliato. Se da una parte millanta la possibilità a tutti di contribuire con feedback e proposte - che di per sé non è una cosa malvagia -, dall'altra non risponde a richieste piuttosto semplici (tipo il succitato tweet è seguito dalla richiesta di Fabio Disconzi  "Cosa si intende per contribuire?", caduta nel vuoto cosmico). Speriamo che non sia l'ennesimo strumento che erode la voglia di partecipare...

Andrà meglio?

"Dopo un anno di lavoro e grandi annunci, ora abbiamo il Fondo Nazionale Innovazione: presidente Francesca Bria, amministratore delegato Enrico Resmini, che ha annunciato l’inizio delle operazione a febbraio; peccato che non abbiamo niente di (davvero) nuovo. E quindi la reale efficacia del Fondo è incognita. Per ora la sola certezza è il danno già registrato all’ecosistema startup: nell’impasse abbiamo perso un anno in cui gli strumenti di investimento già esistenti sono stati in stand by. [...] Si era partiti da Invitalia Ventures (IV, controllata da Invitalia) e Fondo Italiano di Investimento (FII, controllata da CDP) con l’intento di unificarle per toglierle dalle mani di soggetti autoreferenziali e farne un dirompente strumento strategico per la crescita del venture business e delle startup del paese; ma dopo dodici mesi di circonvoluzioni si è tornati più o meno alla casella di partenza" scrive Alessandro Longo per Agenda Digitale. Questa è solo l'introduzione e per avere un'idea più chiara della vicenda ti consigliamo di leggere tutto l'articolo - nonostante i toni complottistici. La nostra speranza è che con persone nuove si inneschino comunque meccanismi diversi. Anche qui, teniamo le dita incrociate.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Istruzioni per l'uso del futuro - Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà di Tomaso Montanari, minimum fax

Il motivo per cui siamo così frustrati con alcune dinamiche della Pubblica Amministrazione è perché, in fondo, siamo convinti che le cose pubbliche sono anche nostre. L'idea di fondo di questo piccolo saggio (che trovi anche in formato epub) è praticamente la stessa, solo che per districarla l'autore - che è uno storico dell'arte - usa il patrimonio culturale e artistico. La tesi di fondo è che l'arte e l'architettura siano una grande forza democratizzatrice: ricco e povero possono sedersi ai piedi degli stessi monumenti e riempirsi ugualmente gli occhi della stessa bellezza.
L'autore sceglie la forma di un piccolo alfabeto per parlare di beni comuni, di democrazia, di uguaglianza. Mettendo in relazione i beni culturali con la Costituzione, l'autore parla di futuro e di cosa significa essere cittadini.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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