Proposta editoriale per il libro
Civic hacking – comunità informali, prototipi, Open Data*
di Erika Marconato e Matteo Brunati

*Titolo provvisorio

Il libro

Il nostro libro "Civic hacking – comunità informali, prototipi, Open Data" è un saggio che si concentra attorno al tema del civic hacking in Italia. Il civic hacking è noto e radicato all’estero (soprattutto negli Stati Uniti), ma anche in Italia ha una sua storia: è ora di raccontarla. Open Data, comunità informali, zone grigie e prototipi: ecco gli ingredienti del civic hacking per trovare soluzioni creative a sfide sociali concrete. “Creatività è trovare nessi nuovi fra cose note - Vilfredo Pareto”.

Genere

Questo libro ricade nella sezione “saggistica”.
Questo libro non è un manuale, un’antologia, un’autobiografia, un vademecum per la Pubblica Amministrazione.

Alcune parole chiave (in ordine sparso), oltre a comunità informali, zone grigie, prototipi e Open Data: remix, interesse pubblico, beni comuni, esperimenti, hackerare, informalità, cambiare i processi, resilienza, relazioni umane, inclusione, territorio, hacktivism, partecipazione, do-ocracy, gioco, sfida, problemi, umiltà, replicabilità, sostenibilità, openness, attivismo digitale.

Target

Questo è un libro per i civic hacker, i maker, gli appassionati di openness e chiunque senta l'esigenza di mettere le mani "in pasta”.

Grazie alla diffusione di FabLab, hackerspace e della maggior rilevanza della cittadinanza attiva, possiamo supporre che i potenziali interessati non siano solamente hackivisti e maker. Gli appassionati di openness possono trovare in questo libro un punto di vista nuovo rispetto all’Open Source (codice), al Copyleft (legge) e Wikipedia (contenuti aperti).
Sebbene non sia scritto in tono accademico, questo libro è utile anche per chi vuole capire cos’è il civic hacking concretamente, come giornalisti, professori e studenti universitari.

Indice del libro

  • Prefazione

    di Alberto Cottica
  • Introduzione

  • Capitolo 1: Open Data

    Cosa sono, i dati non sono solo numeri, gli Open Data non sono solo Government Data
  • In questo capitolo analizziamo il primo strumento per fare civic hacking: gli Open Data. Partiamo dalla definizione di “open” (e openness), per poi analizzare cosa si può considerare Open Data (mappe, documenti, dataset, immagini, libri) e cosa no. Dopo aver introdotto brevemente alcune norme che facilitano il recupero degli Open Data (quali FOIA, accesso civico, open by default), concludiamo con una carrellata sugli Open Government Data, i dati aperti forniti dalle Pubbliche Amministrazioni.
  • Capitolo 2: Essere attori del cambiamento

    Esperimenti di civic hacking internazionale, la tecnologia al centro?, qual’è il modello?
  • Questa sezione è dedicata ad approfondire come si può essere fautori del cambiamento, a partire da esempi concreti. Afrontiamo prima alcuni esperienze internazionali (quali Code for America e MySociety), per poi analizzare alcuni esempi italiani (sia legati alla tecnologia, che no). Il nostro scopo è delineare alcune azioni che possono essere considerate civic hacking: rendere utilizzabili i dati, hackerare i processi fisici, riprendersi e curarsi gli spazi urbani. L’ultima parte di questo capitolo è legata all’utilità dell’atteggiamento hacker all’interno del rapporto tra cittadini e città.
  • Capitolo 3: Comunità

    Spaghetti Open Data significa comunità, come interagisce Spaghetti Open Data con altre comunità, civic hacking nelle comunità territoriali
  • Partendo dall’esperienza concreta di Spaghetti Open Data, la più grande community italiana intorno agli Open Data, raccontiamo perchè per fare civic hacking è fondamentale lavorare all’interno di una comunità di interesse, quali prototipi sono stati realizzati dalla comunità stessa e quali difficoltà porta con sè il fatto di essere all’interno di una community. Per quanto l’esperienza raccolta sia limitata ad una sola comunità (che, pur suscitando molto interesse, non è mai stata raccontata adeguatamente), le dinamiche sono simili a molte altre comunità, non solo legate all’openness. Concluderemo il capitolo raccontando alcune comunità di interesse legate a territori specifici.
  • Capitolo 4: Zone grigie

    Come trovarle, informalità, ripensarsi nella relazione con la Pubblica Amministrazione
  • Questo capitolo copre la parte più “civic” di civic hacking, ovvero la ricaduta che può essere raggiunta collaborando con le Amministrazioni Pubbliche. Quanto è giusto fare al posto/per le PA? Con quale scopo fare civic hacking? Come relazionarsi in maniera efficace con gli amministratori? Come trovare gli spazi di manovra per fare civic hacking (ed è giusto operare sempre all’interno di essi)? Come evitare di perdere tempo (e farlo perdere alle amministrazioni)?
  • Capitolo 5: Prototipi

    Do-ocracy, la tecnologia deve essere un mezzo non un fine, partire dal piccolo
  • Questa sezione del libro è dedicata all’esplorazione del prodotto del civic hacking: il prototipo. Partiamo dall’analisi del concetto di do-ocracy (una forma di organizzazione in cui i soggetti hanno ruoli liquidi, legati a ciò che si fa, più che ad un’etichetta formale). Esaminiamo, quindi, alcune attitudini dell’hacking (ad esempio, pensare ai problemi in maniera diversa), per poi definire la componente tecnica (non necessariamente tecnologica) della creazione e difusione di prototipi funzionanti come frutto dell’atto di civic hacking.
  • Conclusione

  • Postfazione

    (stiamo valutando a chi affidarla)
  • Allegati
  • Alcune storie che ci sono state inviate sono interessanti in generale, ma non possono trovare spazio all’interno del corpo del testo, quindi le inseriamo qui. Altre sono troppo lunghe, quindi mettiamo in questa appendice la versione integrale.
  • Consigli di lettura divisi per capitoli
  • Bibliografia e sitografia
  • Glossario
  • Sugli autori

Cosa c'è di simile nel mercato

Sebbene non esista sul mercato una specifica letteratura di divulgazione in italiano sul civic hacking, sono stati scritti alcuni articoli accademici e tesi di laurea sull’argomento.
Tra gli autori che hanno rifettuto su alcuni aspetti del civic hacking ci sono:

  • Riccardo Luna (in particolare in Cambiamo Tutto!),
  • Alberto Cottica (Wikicrazia analizza uno degli aspetti fondanti del civic hacking: la collaborazione tra pari),
  • Arturo Di Corinto (Hacktivism analizza in maniera dettagliata uno degli atteggiamenti principali dei civic hacker: vedere Internet e la Rete come uno strumento per affrontare sfide sociali concrete),
  • Simone Aliprandi (sebbene la sua produzione analizzi più l’aspetto legislativo).

Altri testi che si potrebbero trovare nello stesso scaffale della libreria (per argomento o stile) sono:

  • Anticorruzione pop di Alberto Vannucci e Leonardo Ferrante,
  • Silenzi di stato di Ernesto Belisario e Guido Romeo,
  • La cura di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico.

Per quanto riguarda l’estero, uno degli scritti più autorevoli (anche se un po’ datato) è la raccolta Open Government Data: The Book di Joshua Tauberer (il legame tra Open Government Data e civic hacking è ampiamente spiegato nel nostro libro).
Rispetto a questi autori, scriveremo da un punto di vista privilegiato (in quanto hacktivisti e civic hacker). Abbiamo visto dall’interno l’evoluzione del civic hacking – soprattutto in Italia, abbiamo partecipato alla vita di Spaghetti Open Data (la più grande community italiana intorno agli Open Data), abbiamo vissuto sulla nostra pelle vittorie e fallimenti.
Vogliamo raccontare tutto questo con un linguaggio comprensibile, raccogliendo esperienze reali all’interno di una rifessione più ampia.

A quali bisogni risponde

ll libro nasce dal bisogno di capire cos'è il civic hacking concretamente nel contesto italiano, uscendo dal gergo per iniziati. A partire dalle esperienze reali dei civic hacker, che collaborano per trovare soluzioni creative a sfde sociali concrete, allarghiamo lo sguardo per analizzare il rapporto tra Open Data, prototipi, comunità informali e modi di sfruttare le zone grigie (quelle opportunità inaspettate che si creano a volte). Non solo tecnologia, ma un modo per scardinare vecchie abitudini, un modo per riprendersi il proprio ruolo di cittadini, un modo per risolvere problemi.

Perchè serve questo libro? Mancano risorse in italiano, mancano testi divulgativi sugli argomenti che afrontiamo, mancano libri pensati per i cittadini.
Serve anche per raccontare Spaghetti Open Data, per raccogliere casi d’uso e per definire il ruolo degli hacktivisti all’interno degli spazi urbani. Risponde anche all’esigenza di creare una memoria storica ed una testimonianza.

Marketing

Entrambi abbiamo già cominciato a parlare di questo libro, utilizzando la nostra presenza online, il sito dedicato (https://civichacking.it) e la partecipazione ad alcuni eventi. Nella fase iniziale di stesura e diffusione del progetto abbiamo anche raccolto una trentina di storie di civic hacking dai protagonisti stessi. Lo abbiamo fatto con due motivazioni: cominciare a far parlare del progetto e raccogliere casi d’uso concreti per dimostrare ciò che teorizziamo nel libro.
Abbiamo deciso di concentrarci sulla creazione di una conversazione di valore intorno al tema, grazie a:

Tre mesi prima dell’uscita del libro intendiamo lanciare una campagna di crowdfunding, da cui ci aspettiamo circa 300 prevendite. Utilizzeremo anche campagne di email marketing per la promozione, sia all’interno delle nostre reti personali, sia rivolte ai nostri target di riferimento.
Dopo la pubblicazione del libro, intendiamo continuare con la newsletter e gli incontri fisici (sia eventi a cui parteciperemo come relatori, che presentazioni del libro).

Prendendo spunto dalle esperienze di Cory Doctorow, vogliamo rilasciare online il capitolo su Spaghetti Open Data un paio di mesi dopo il lancio editoriale. Il capitolo sarà rilasciato con licenza CC-BY-SA-NC, in vari formati.

Dopo l’uscita del libro, per continuare la conversazione intorno al civic hacking (e quindi l’interesse verso il nostro saggio), creeremo e modereremo una raccolta permanente di altre storie italiane di civic hacking, disponibili online.

Ulteriori dettagli

  • Formato: copertina rigida - versione digitale in ePub e Kindle (preferibilmente social DRM);
  • Data di uscita prevista: metà 2019;
  • Pagine totali: 300/310;
  • Capitoli speciali: Capitolo 3 (Comunità) e appendice devono avere una licenza specifica (CC-BY-SA-NC).

Chi sono gli autori

Foto di Matteo Brunati

Matteo Brunati (dagoneye.it) è un civic hacker appassionato di Open Government. Supporter delle Creative Commons, fellow della Free Software Foundation e socio di IWA Italy, è tra i fondatori della comunità di Spaghetti Open Data.

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Foto di Erika Marconato

Erika Marconato (erikamarconato.it) è appassionata di cultura libera e contenuti aperti. È l’umana dietro @spaghetti_folks, voce su Twitter della comunità di Spaghetti Open Data (di cui è attivista da svariati anni). Scopre talenti per una piccola casa editrice. Scrive per Il Colophon, rivista letteraria di Antonio Tombolini Editore. Nel 2014 è stato pubblicato da Graphe.it il suo romanzo breve "È questa la fine?".

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