Partecipare è fatica!
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Questa settimana riprendiamo un tema che si incrocia con il civic hacking, la partecipazione civica (ne abbiamo parlato qualche mese fa, ti ricordi?). L'aspetto su cui ci vorremmo concentrare oggi è il costo della partecipazione: una di quelle canzoni che vengono citate sempre recita "la libertà è partecipazione", ma cosa costa quella libertà? Si tratta di uno sforzo a somma zero? I "costi" della partecipazione dove si nascondono?
Sui dati la fatica è evidente: "in diverse occasioni, è capitato di scontrarmi con la difficoltà di trovare fonti di dati affidabili, anche nel caso di dati essenziali come l’elenco dei comuni da te riportato.
Spesso esistono diverse sorgenti ufficiali, ma per ognuna di esse occorre ricorrere a particolari stratagemmi, molto spesso dettati dall'esperienza, per potere estrarre le informazioni desiderate, correndo anche il rischio che l’approccio usato non sia corretto e che i dati estratti non siano completi" scrive Davide Taibi. Oppure Giovanni Pirrotta, sempre nella stessa discussione, "durante lo sviluppo di FoiaPop cercavo un servizio API ufficiale per recuperare le anagrafiche delle pubbliche amministrazioni (nome, CF, tel, mail, etc.) ma, purtroppo, il livello di flessibilità fornito dai web-services di IPA (accessibile previa registrazione) non consentiva di definire i criteri di selezione per le interrogazioni che mi servivano.
[...] Alla fine mi sono scaricato il dataset txt e a tutt’oggi sono costretto ad aggiornare i dati delle PA in FoiaPop almeno un paio di volte l’anno". 

Non stanno solo sui dati i problemi, comunque!

adesione, intervento, presenza, complicità

Cittadini e vita politica

"Viviamo in Comuni nei quali i Cittadini non partecipano più alla vita politica della Città. Ma, citando una famosa canzone di tanti anni fa, se è vero che “libertà è partecipazione”, con questo atteggiamento i nostri Cittadini si costringono in un ruolo di dipendenza. È un ruolo che in una certa misura, almeno inizialmente, fa un po’ comodo a tutti: ai Cittadini, perché partecipare costa fatica, richiede tempo e implica assunzione di responsabilità; e agli Amministratori, perché coinvolgere ed ascoltare costa fatica, richiede tempo e implica la necessità di dare risposte, a volte diverse da quelle che ci piacerebbe dare", così esordisce Chiara Pollina in un suo blogpost di qualche anno fa. La soluzione? Co-progettazione, coinvolgimento dei cittadini, comunicazione. Tutte cose che costano tempo e fatica (e probabilmente denaro), da una parte e dall'altra.

Partecipo anche da lontano

Enrico Bergamini è, per sua stessa ammissione, un ferrarese a Bruxelles. Vede l'Italia dal cuore amministrativo dell'Europa e, a volte, decide di dire la sua, di partecipare.
L'ha fatto con un tema caldo di questi giorni: il decreto salva-banche. "La polemica scoppia anche in seguito allo scoop del Sole 24 Ore, che ha evidenziato che il Decreto del Governo Conte era praticamente identico al Decreto 237/2016 del Governo Gentiloni. Ho creato su Github (ispirandomi al lavoro fatto da Francesco Koumali sul referendum costituzionale proposto dal governo Renzi), una comparazione tra i testi dei due decreti [...]. Con questo strumento può essere più facile capire cosa sia davvero cambiato tra i due decreti. [...] Il decreto salva-Carige è (nella sostanza) praticamente identico. Ha meno articoli: alcune parti sono state tagliate, come l’articolo 9 sulle relazioni alla Commissione (nonostante nella comunicazione al settore bancario della Commissione, più volte citata, ci sia comunque un obbligo di presentare una relazione semestrale).", ci racconta Enrico su Medium. Che non vive in Italia, ma ancora mette le sue competenze a servizio della vita pubblica del Bel Paese.

A ognuno il suo

Hai mai pensato alle motivazioni che ci spingono a partecipare a qualcosa? La verità è che ognuno ha le proprie, nonostante, quando viene nominata la parola stakeholder si cerchi di appiattirle tutte, uniformarle, eliminando le variabili.
Prendiamo a prestito le parole di Giovanna Cosenza - che parla di biglietti d'auguri - sul perché questo tipo di approccio non sia una buona idea (anche se l'alternativa è decisamente più costosa/faticosa).
"Una volta, per Natale, Capodanno e tutte le feste comandate, si mandavano i biglietti di auguri cartacei. Il che comportava, come minimo: (1) scegliere in un insieme di possibilità non vastissimo, ma nemmeno infimo, per costi, stili, colori, testi; (2) aggiungere almeno la propria firma a mano [...]. Poi gli auguri sono arrivati via Sms [...].Infine, con le tariffe telefoniche piatte e, peggio ancora, con gli smartphone, gli auguri hanno cominciato ad arrivare – e ancora arrivano – su Whatsapp. [...] Cosa c’è di male. C’è che su Whatsapp l’impegno mentale, psicologico, emotivo, relazionale, lo sforzo di distinguere un amico dal conoscente, l’amica più vicina da quella che incontri due volte l’anno, l’amore indimenticabile dalla storia di qualche mese, la collega ostile da quella che ti ha dato davvero una mano, è pari a zero. Niente. Tutti uguali. Basta un clic per inoltrare, e via: siamo tutti uguali a tutti".

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

La città collaborativa di Marina Bassi

Tesi di laurea non ne abbiamo mai messe in questa sezione, ma c'è sempre una prima volta (poi non veniteci a dire che le tesi di laurea non le legge nessuno). Marina Bassi, nella sua tesi, parte da un assunto: "il processo di evoluzione del concetto di collaborazione si caratterizza da decenni come uno dei punti focali attorno ai quali politologi, sociologi e specialisti della quaestio politica si interrogano e per i quali cercano un filo conduttore capace di ripercorrere tutti i passaggi che li riguardino. Scopo della seguente trattazione è quello di dimostrare come il filo conduttore che porta al progresso sociale passi per il concetto di governance collaborativa, intesa come rete di scambio dei diversi interlocutori impegnati nella produzione delle politiche pubbliche". Insomma, anche lei, come noi, è convinta che pubblico significhi di tutti, quindi anche mio.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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