Dati sotto forma di immagini
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Abbiamo deciso di cominciare il 2020 parlando di immagini, o meglio, parlando di modi di visualizzare le informazioni e i dati. In un periodo storico in cui le bugie hanno le gambe sempre più lunghe (al contrario del detto popolare che le vede con le gambe corte), è responsabilità anche nostra far sì che i dati non vengano usati per alimentare le spirali di bugie. Con nostra non intendiamo solo di noi due che siamo dietro questa newsletter, intendiamo anche tua, che magari ti interessi di Open Data o che vorresti fare civic hacking.

La visualizzazione di dati e di informazioni ha una storia lunga e noi non siamo le persone giuste per spiegartela. Possiamo, però, raccontarti un aneddoto. Una volta, siamo andati a una presentazione a tema dati e visualizzazioni: una delle persone invitate era il grafico di un'agenzia a cui erano state commissionate svariate visualizzazioni per un quotidiano nazionale. Con tutto il candore del mondo, ha ammesso di non capire davvero i numeri, che tanto ai suoi committenti bastava che l'immagine che li accompagnava fosse accattivante.
Diciamo che non vorremmo alimentare una cultura di questo tipo, direttamente o indirettamente, quindi ci concentriamo su alcune cose che ti permettano di andare oltre al "bellino, dai!" (dato che comunque è una dimensione importante, ti consigliamo di curiosare sul blog di Maarten Lambrechts che fa il data journalist di mestiere e ha selezionato le visualizzazioni migliori dell'anno appena passato).

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A cosa serve rendere grafiche le informazioni?

Una mini guida per non farsi spaventare dai dati

In occasione del referendum (consultivo) di dicembre sulla separazione di Venezia dall'attuale comune unico che va sotto il nome di Venezia-Mestre, Alice Corona ha scritto un bel post su come si dovrebbero comunicare i dati - e quali strumenti abbiamo noi che ci troviamo di fronte visualizzazioni e grafici per non farci abbindolare.
"Cosa è questo post:
- Una mini guida con consigli e strumenti che possono essere utili a (1) chi comunica con i dati, per migliorare l’attendibilità delle sue narrazioni, e a (2) qualsiasi cittadino che, pur non occupandosi di dati, vuole analizzare in maniera critica la comunicazione di chi utilizza i dati.
- Un invito a non prendere i dati per oro colato, ma a concepirli come un prodotto dell’uomo e a coglierne le strumentalizzazioni.
- Un esempio di come usare i dati per aprire, approfondire e far ramificare un dibattito; in opposizione alla tendenza di utilizzare i dati per chiudere una discussione, presentandoli come definitivi, incontrovertibili e come un pretesto per ignorare possibili obiezioni".
Ci trovi consigli per fare attenzione a come sono presentati i dati, essere consapevoli di quale tesi c'è dietro ai numeri e non farsi fregare da cifre con tanti zeri alla fine. Davvero tanta roba.

Mettere i bias cognitivi nero su bianco

Di bias cognitivi abbiamo già parlato, quindi perché tornarci? Mettere i dati, le informazioni, le idee sotto forma grafica è come accenderci sopra un faro da palcoscenico, come dimostra Luca dopo un corso con Dataninja (che, come tutto il resto che citiamo, non ci pagano per parlare di loro). Luca ha fatto un corso per imparare a visualizzare i dati e ha usato le sue letture come campione. "Questo grafico è desolante. Non avevo mai notato il disequilibrio fra la quantità di libri di autori/autrici che leggo". Luca è in buona compagnia: un anno Erika ha obbligato il suo gruppo di lettura a leggere solo scrittrici e su Wired è comparso un articolo che raccontava più o meno della stessa scelta.
Non è un caso di "mal comune, mezzo gaudio", anzi. Se sei una delle persone che non sanno identificare l'Iraq su una mappa, sai perfettamente che quello è un detto popolare sì, ma decisamente sciocco.

Far riflettere sulle cose

Quando sono usati bene, i grafici e le visualizzazioni sono ottimi per sottolineare quello che stiamo raccontando con le parole. Spiegare dati e fenomeni con le immagini è parte di quello che si fa in una redazione con dei data journalist. Abbiamo deciso di segnalarti l'ultimo aggiornamento della situazione degli edifici delle scuole italiane per vari motivi: Elisabetta Tola - la giornalista che ha fatto l'inchiesta per Valigia Blu - ci sta parecchio simpatica, #scuolesicure - la nonna di questa inchiesta - è uno dei primi esperimenti seri di giornalismo legato ai dati italiani (ne abbiamo parlato già in passato) e i dati qui sono un mezzo, non un fine.
Anche se niente di tutto quello che abbiamo appena scritto fosse vero, Scuola italiana: gli investimenti dello Stato e la sicurezza degli edifici scolastici continuerebbe a essere un articolo in cui i dati sono consultabili, le fonti chiaramente dichiarate e la storia verificabile. "Di seguito noi ci concentreremo su due temi entrambi centrali quando parliamo di stato della scuola: gli investimenti fatti dallo Stato sulla scuola e la sicurezza degli edifici. Entrambi i temi, per quanto apparentemente lontani, sono indicatori molto importanti della rilevanza e della priorità assegnata al comparto istruzione nel paese. Per questo utilizzeremo i dati degli indicatori di Sviluppo della Banca Mondiale (World development indicators), i dati OCSE e quelli della Commissione Europea, per parlare di spesa" è solo l'introduzione di 14 minuti di lettura ben spesi.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

Cromorama di Riccardo Falcinelli, Einaudi

Questo è uno di quei libri che in libreria attira l'attenzione: la copertina bianca - pur sempre edito Einaudi - in cui si staglia un gradiente colorato fatto di lettere che compongono il titolo, fatte di pezzi di pattern. Se l'hai visto almeno una volta sai perfettamente di quale libro stiamo parlando.
Cromorama è un saggio sul colore, ma parla di design, di arte, di storia e della società in cui ci muoviamo. Ma, più di tutto, è un saggio sulla percezione che abbiamo delle cose, sull'influenza che esercita su di noi la storia - palese o nascosta - che gli oggetti raccontano. Tipo, ti è mai balenata in testa la domanda "chissà perché le matite verniciate di giallo vendono di più"? Beh, a Falcinelli sì e dopo aver letto questo libro non guarderai più le umili matite - e tutto il resto di cui parla - allo stesso modo.
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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