Crisi?
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La prossima settimana questa newsletter ti arriverà di domenica (domenica 8 settembre per essere chiari), ma passiamo alle cose serie.

Dall'ultima volta che ti abbiamo scritto sono successe un po' di cose, ma oggi vogliamo concentrarci in particolare sulla crisi di governo. La numero 66, stando a Camilla Ferrandi di Termometro Politico. Non c'è da stupirsi che la fiducia nei confronti delle istituzioni in Italia sia sempre un po' bassina (ne abbiamo parlato a luglio, ricordi?).

Se il ruolo dei giornalisti consiste dovrebbe consistere nel verificare le affermazioni e raccontare l'evoluzione della crisi politica e quello della politica dovrebbe essere risolvere suddetto stallo, che ruolo abbiamo noi cittadini? Non stiamo parlando di votare, ma di sfruttare il civic hacking per far uscire qualcosa di positivo da una situazione che ci piacerebbe poter definire inusuale. Di voto e politica ne abbiamo già parlato, quindi che resta? Questo sarà un numero di molte domande e poche risposte, consapevoli che ognuno sente di avere un ruolo diverso (e delle soluzioni diverse).

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Disputa, disaccordo, stallo

La politica non è l'amministrazione

Ti concediamo che alcuni ruoli amministrativi sono ricoperti da persone che sono molto legate alla politica (fino a non molti anni fa, i dirigenti erano di nomina politica, tanto per dirne una), ma, al giorno d'oggi, le due cose dovrebbero essere ben diverse. Quindi, la crisi politica non dovrebbe avere effetti particolarmente devastanti sull'impianto amministrativo. Mentre una va a rotoli, l'altra dovrebbe resistere. Ciò non significa che l'apparato amministrativo sia tutto rose e fiori, come dimostra l'avventura estiva di Andrea Borruso.
Andrea è un civic hacker siciliano che abbiamo nominato svariate volte. Gli piacciono i dati geografici e usa le mappe per lavoro, quindi controllare lo stato di salute di alcuni portali è un 'piccolo' atto di monitoraggio che fa spesso e volentieri. L'ultima "crisi" è stata con il Geoportale Cartografico Nazionale (curato dal Ministero dell'Ambiente). "Il Geoportale Cartografico Nazionale è forse insieme a ISTAT la fonte più importante e più usata di dati pubblici in Italia. Il sito ha avuto negli ultimi 30 giorni un uptime del 64%, è stato essenzialmente inutilizzabile. Su questo disservizio, non si trovano annunci. Da circa 24 ore è tornato su, ma pagine importanti come quella dei servizi di consultazione [...] non elencano più alcuna risorsa [...]. Anche in questo caso nessuno annuncio" è solo l'inizio di un'odissea di PEC sparite nel nulla, di istituzioni che non rispondono e altre poco simpatiche inadempienze.
Vabbé che è agosto per tutti, ma suvvia, che non si possa fare di meglio (dal lato amministrativo) è ridicolo.

Occam? No, Locard!

Facendo un po' di ricerche, ci siamo imbattuti nel principio di Locard, un criminologo francese. Nelle scienze forensi (no, non CSI), si segue questo principio: "se una persona viene in contatto con un oggetto o con un’altra persona vi è uno scambio: lascerà qualcosa e porterà su di sé qualcosa di quel contatto. Un interscambio tra parti. Per esempio: una scarpa che entri in contatto con una goccia di sangue sul pavimento si sporcherà di sangue. Ma anche la macchia di sangue porterà le tracce del passaggio della scarpa (Fonte: CSI 118)". Ovviamente non lavoriamo per la scientifica, né siamo particolarmente esperti di informatica forense, ma ci piacerebbe provare ad applicare il principio anche a quello che facciamo.
In apertura, ci siamo chiesti: che ruolo abbiamo, in quanto civic hacker, in questa crisi di governo? Qui ci chiediamo: cosa si trasferisce da noi alla politica e dalla politica a noi? Alberto Cottica ha provato a formulare un paio di risposte analizzando le vicende della nave Sea-Watch 3: "Leggo con preoccupazione della vicenda della nave Sea-Watch 3. Al momento in cui scrivo, è tutt’altro che risolta (qui il Guardian). Comunque vada a finire, temo che le sue conseguenze riguarderanno non solo i protagonisti della storia (i 42 migranti raccolti dal Mediterraneo, il capitano della nave, le autorità italiane direttamente coinvolte e i loro leaders politici), ma tutti gli italiani. Queste conseguenze saranno fortemente negative. Potrebbero arrivare fino alla disintegrazione del senso di unità nazionale. [...] Molti limiti di civiltà e di correttezza sono stati passati. Spero che la mia percezione sia sbagliata, ma vedo il paese dividersi in due tifoserie. Il campo di questa partita è quasi vuoto; ma i bar sono pieni di persone che insultano non solo i giocatori, ma gli uni gli altri. Le parole che leggo sono pesantissime. “Uccideteli”, “affondateli”, “disumani” e così via. Purtroppo, prevedo che l’eco di queste parole rimarrà con noi a lungo. E questo ha a che fare con Internet". Come sempre, vale la pena leggere il blogpost per intero.

Prendersi cura di qualcosa conta

Filippo Valsorda, aka FiloSottile, era un po' stanco di leggere il Manifesto Hacker tradotto malamente dall'inglese, quindi ha creato una nuova traduzione.
"Questa è una traduzione in italiano del celebre Hacker Manifesto. Tutte quelle esistenti contengono grossolani errori, perlopiù dovuti ad una carente comprensione della materia e del periodo, o in ogni caso sono poco fedeli al contenuto e allo spirito dell'originale. Mi auguro che questa mia traduzione non soffra degli stessi problemi" scrive su GitHub.
Ha senso, nel 2012, prendersi cura di un testo degli Anni Ottanta, già ampiamente citato anche dai media tradizionali? Forse sì, forse no. Per Filippo sì. Per noi anche: al di là del puro esercizio stilistico (che non è mai la ragione principale per cose di questo tipo), è un segno: che quella cosa è ANCHE sua, che la disinformazione si può combattere, che gli stereotipi sono duri a morire, ma ognuno li combatte come gli riesce meglio.

NELLA LIBRERIA DI #CivicHackingIT

La democrazia e i suoi limiti di Sabino Cassese, Mondadori

Sabino Cassese è un professore in varie università, ma è anche stato un giudice della Corte Costituzionale. In questo saggio (che trovi anche in formato epub) anche lui si fa una domanda: democrazia e politica sono legate? E democrazia e vita dello Stato? E democrazia e apparati amministrativi? Non si chiede se la democrazia influenza le vite dei cittadini - e dei civic hacker - perché la risposta è ovvia: sì. Fare civic hacking in (o da) Paesi anti-democratici è quasi impossibile, infatti vengono scelte altre strade: giornalismo, inchieste, disobbedienza civile... Ma non è questo il punto! Il punto è delineare l'ambito di azione democratica, anche nell'epoca in cui si chiede ai cittadini di partecipare alla vita politica da una piattaforma Web partitica (ed estremamente vulnerabile). "Possono tutti i cittadini, stando a casa loro, mediante il web, partecipare collettivamente alle decisioni? La diffusione di Internet, che ormai collega metà degli abitanti della Terra, alimenta speranze di maggiore partecipazione. Consente di raccogliere risorse, organizzare sostenitori e mobilitare votanti. Agevola l’accesso degli outsider alle elezioni.
[...] Le grandi promesse di Internet nascondono anche insidie: demagoghi possono appellarsi ai peggiori istinti delle folle, a danno dell’establishment; politici improvvisati possono fare a meno di partiti; l’anonimità e l’irresponsabilità che ne discendono permettono la diffusione di notizie false e di pettegolezzi e la creazione di «bolle» ed «echi». [...] L’utopia della democrazia elettronica potrebbe finire nello stesso modo di un noto racconto di Isaac Asimov del 1955, intitolato Franchise (suffragio, diritto di voto), nel quale si narra di una elezione presidenziale compiuta da una macchina, Multivac, che decide chi sarà il presidente mettendo insieme miliardi di informazioni in essa archiviate e controllando alcuni imponderabili atteggiamenti della mente umana mediante alcune domande a un modesto impiegato dello Stato dell’Indiana."
Buona lettura!

Erika e Matteo
 
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